Diffondere la cultura della tutela dell'ambiente e del territorio alle
nuove generazioni tramite il gioco. Per tali motivi, domenica 26 luglio a
Scanzano J.co (MT) torna ReinVento, raduno di aquiloni e
giornata del riciclo; una manifestazione giunta al quinto anno
consecutivo organizzata dall'Associazione ScanZiamo le scorie in
collaborazione con il lido Il Melograno di Scanzano jonico e
l'associazione Taranto Kite di Taranto. Il programma prevede un
laboratorio di aquiloni a cura di Tarantokite e un laboratorio di
riciclo a cura di Domenica De Marco della Unitre Jonica e di Milena
Stigliani. Creatività, allegria e sensibilizzazione al rispetto
dell'ambiente sono le caratteristiche di ReinVento, che ogni anno si
arricchisce grazie ai contributi degli artisti degli aquiloni e del
riciclo.
La giornata oltre ad essere uno spettacolo di colori, è un'occasione
e, per grandi e bambini per riscoprire i giochi all'aria aperta e il
rispetto per l'ambiente.
Deposito Nazionale rifiuti radioattivi: consegnato dall'ISPRA l'aggiornamento della mappa ai Ministeri
Comunicato ISPRA
L’ISPRA ha consegnato in data odierna al Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero
dello Sviluppo Economico l'aggiornamento della relazione prevista dal
D.Lgs n. 31/2010 sulla proposta di Carta Nazionale delle Aree
Potenzialmente Idonee (CNAPI) alla localizzazione del Deposito Nazionale
dei rifiuti radioattivi predisposta dalla SO.G.I.N. S.p.A.
Tale
aggiornamento era stato richiesto dai Ministeri affinché l’Istituto
svolgesse verifiche, ai fini della validazione dei risultati
cartografici ed in merito alla coerenza degli stessi con i criteri
stabiliti dalla Guida Tecnica n. 29 dell’ISPRA e dalla IAEA, sulla
revisione operata dalla SO.G.I.N. nel recepire i rilievi formulati
dall'Istituto stesso sulla proposta di CNAPI già presentata lo scorso
mese di gennaio.
A seguito delle
verifiche effettuate sull'aggiornamento della proposta di CNAPI e della
relativa documentazione a supporto presentato dalla SO.G.I.N., l'ISPRA
non ha formulato ulteriori rilievi.
La
relazione dell'ISPRA, considerata la classificazione di riservatezza
attribuita dalla SO.G.I.N. alla proposta di CNAPI, è stata analogamente
classificata e sarà tale, conformemente alle vigenti disposizioni, sino
alla pubblicazione della CNAPI da parte della SO.G.I.N. a seguito del
nulla osta che sarà rilasciato dai Ministeri.
Scorie nucleari, a settembre la mappa dei siti idonei per il deposito
Pubblicato da Wired.it
Secondo il Ministero dell’ambiente ad agosto arriverà il nulla osta ministeriale sulla carta dei siti e subito dopo il documento sarà reso pubblico online.
Potrebbe arrivare oggi stesso o al massimo lunedì, ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, la Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il primo deposito italiano per le scorie nucleari. La notizia arriva dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione ambientale che lo scorso 17 giugno ha ricevuto la mappa da Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia.
Il documento sarebbe già a una seconda versione. La prima relazione era stata inviata da Sogin a Ispra nel gennaio 2015 ma su quella mappa, nel mese di aprile, i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico avevano chiesto un ulteriore approfondimento. Sessanta giorni di tempo, scaduti il 17 giugno quando l’Ispra ha effettivamente ricevuto la seconda relazione da Sogin. Quest’ultimo documento non è stato però ancora divulgato.
ISPRA A WIRED: MAPPA TRASMESSA A BREVE
Fonti interne all’Ispra anticipano a Wired: “Ancora non ci sono novità, il passaggio ai ministeri dovrebbe avvenire in questi giorni, forse già oggi, ma dai nostri tecnici ancora non abbiamo indicazioni”. Sappiamo però che la scorsa settimana, dal 6 all’8 luglio, il direttore generale dell’Istituto di ricerca Stefano Laporta era in Svizzera per visitare il deposito intermedio centrale Zwischenlager Würenlingen AG. Una struttura che, secondo una nota dell’Ispra, è “analoga al deposito per lo stoccaggio temporaneo di lunga durata di rifiuti radioattivi ad alta attività che dovrà essere realizzato in Italia”.
SCORIE AD ALTA INTENSITA’: L’INTERROGAZIONE AL MISE
Proprio sul tema della radioattività delle scorie – che si distinguono tra bassa e alta intensità a seconda del tempo di smaltimento, da poche centinaia a migliaia di anni – i primi di luglio il ministero dello Sviluppo economico rispondeva a un’interrogazione del Pd in commissione Attività produttive della Camera. La nota, riportata dall’agenzia di stampa Public Policy, avanzava una ipotesi complementare a quella del deposito italiano e cioè la possibilità di “strutture gestite a livello comunitario” per i rifiuti nucleari ad alta radioattività, viste “le basse quantità di rifiuti ad alta attività dell’Italia (che) non giustificano dal punto di vista tecnico ed economico un deposito nazionale ad hoc”.
Il Deposito attualmente allo studio di Sogin, Ispra e ministeri dovrebbe essere una struttura “di superficie” per “la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività”. Altri 15 mila metri cubi di rifiuti altamente radioattivi sarebbero stoccati solo temporaneamente nella struttura.
LA MAPPA APPROVATA NON PRIMA DI GIUGNO 2016
La strada per la scelta del sito è comunque ancora lunga. Secondo un prospetto del ministero dell’Ambiente, dopo la comunicazione di Ispra e il nulla osta dei due dicasteri coinvolti (che dovrebbe arrivare entro agosto), la mappa sarà resa pubblica da Sogin nel mese di settembre 2015. Da lì partirà una fase di consultazione di 120 giorni, per la raccolta di osservazioni e proposte tecniche da Regioni, enti locali e stakeholder. A gennaio 2016 la stessa Sogin organizzerà un seminario nazionale per la discussione delle proposte tecniche, il cui termine di presentazione scadrà nel mese di febbraio. Sulla base delle osservazioni raccolte si arriverà ad aprile con una versione aggiornata della mappa.
Ultimo step a giugno 2016, quando è attesa l’approvazione della Cnapi da parte del ministero dello Sviluppo economico, acquisiti i pareri di Ispra e Minambiente.
Secondo il Ministero dell’ambiente ad agosto arriverà il nulla osta ministeriale sulla carta dei siti e subito dopo il documento sarà reso pubblico online.
Potrebbe arrivare oggi stesso o al massimo lunedì, ai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, la Carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il primo deposito italiano per le scorie nucleari. La notizia arriva dall’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione ambientale che lo scorso 17 giugno ha ricevuto la mappa da Sogin, la società di Stato responsabile dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia.
Il documento sarebbe già a una seconda versione. La prima relazione era stata inviata da Sogin a Ispra nel gennaio 2015 ma su quella mappa, nel mese di aprile, i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico avevano chiesto un ulteriore approfondimento. Sessanta giorni di tempo, scaduti il 17 giugno quando l’Ispra ha effettivamente ricevuto la seconda relazione da Sogin. Quest’ultimo documento non è stato però ancora divulgato.
ISPRA A WIRED: MAPPA TRASMESSA A BREVE
Fonti interne all’Ispra anticipano a Wired: “Ancora non ci sono novità, il passaggio ai ministeri dovrebbe avvenire in questi giorni, forse già oggi, ma dai nostri tecnici ancora non abbiamo indicazioni”. Sappiamo però che la scorsa settimana, dal 6 all’8 luglio, il direttore generale dell’Istituto di ricerca Stefano Laporta era in Svizzera per visitare il deposito intermedio centrale Zwischenlager Würenlingen AG. Una struttura che, secondo una nota dell’Ispra, è “analoga al deposito per lo stoccaggio temporaneo di lunga durata di rifiuti radioattivi ad alta attività che dovrà essere realizzato in Italia”.
SCORIE AD ALTA INTENSITA’: L’INTERROGAZIONE AL MISE
Proprio sul tema della radioattività delle scorie – che si distinguono tra bassa e alta intensità a seconda del tempo di smaltimento, da poche centinaia a migliaia di anni – i primi di luglio il ministero dello Sviluppo economico rispondeva a un’interrogazione del Pd in commissione Attività produttive della Camera. La nota, riportata dall’agenzia di stampa Public Policy, avanzava una ipotesi complementare a quella del deposito italiano e cioè la possibilità di “strutture gestite a livello comunitario” per i rifiuti nucleari ad alta radioattività, viste “le basse quantità di rifiuti ad alta attività dell’Italia (che) non giustificano dal punto di vista tecnico ed economico un deposito nazionale ad hoc”.
Il Deposito attualmente allo studio di Sogin, Ispra e ministeri dovrebbe essere una struttura “di superficie” per “la sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e media attività”. Altri 15 mila metri cubi di rifiuti altamente radioattivi sarebbero stoccati solo temporaneamente nella struttura.
LA MAPPA APPROVATA NON PRIMA DI GIUGNO 2016
La strada per la scelta del sito è comunque ancora lunga. Secondo un prospetto del ministero dell’Ambiente, dopo la comunicazione di Ispra e il nulla osta dei due dicasteri coinvolti (che dovrebbe arrivare entro agosto), la mappa sarà resa pubblica da Sogin nel mese di settembre 2015. Da lì partirà una fase di consultazione di 120 giorni, per la raccolta di osservazioni e proposte tecniche da Regioni, enti locali e stakeholder. A gennaio 2016 la stessa Sogin organizzerà un seminario nazionale per la discussione delle proposte tecniche, il cui termine di presentazione scadrà nel mese di febbraio. Sulla base delle osservazioni raccolte si arriverà ad aprile con una versione aggiornata della mappa.
Ultimo step a giugno 2016, quando è attesa l’approvazione della Cnapi da parte del ministero dello Sviluppo economico, acquisiti i pareri di Ispra e Minambiente.
Scorie nucleari: l’incubo di Altamura e Matera diventa una petizione
Pubblicato da Meteo.it
L’incubo delle scorie nucleari è dietro l’angolo per i cittadini di Altamura e di Matera che potrebbero ritrovarsi sotto casa un deposito nazionale nuovo
di zecca, con tutti i rischi annessi per l’ambiente e la salute delle
persone. Le notizie a riguardo non sono ancora ufficiali e l’Ispra
(Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) renderà
pubblica la mappa definitiva solo a fine luglio. Tuttavia, la popolazione ha deciso di non perdere tempo e di rendere subito chiara la sua posizione fermamente contraria con una petizione popolare aperta su firmiamo.it al link http://goo.gl/UGyIOI.
In pochissime ore sono state oltre 2.500 le adesioni per dire “No alle scorie nucleari tra Altamura e Matera”.
La posizione dell’iniziativa si allinea inoltre a quelle già note di
Regione Basilicata, della parlamentare democratica Lilliana Ventricelli,
delle associazioni e dei movimenti politici che si dicono pronti anche a
scendere in piazza. La dichiarazione più dura sulla questione è
arrivata pochi giorni fa dal sindaco di Matera Raffaello De Ruggieri che
senza mezzi termini ha sentenziato: “Non siamo la pattumiera d’Italia”.
LA PETIZIONE – Si legge nel testo: “Questa petizione ha il fine di evitare che la nostra terra venga ancora martoriata dopo le vicende legate allo smaltimento dei rifiuti. Abbiamo tante morti sospette e tanti casi di tumori ancora irrisolti: la gente non può subire anche quest’altra umiliazione!”. Per aderire gratuitamente alla raccolta firme, basta andare al link http://goo.gl/UGyIOI e cliccate su “firma”.
Nucleare. Carta deposito? Decine di migliaia di pagine 'blindate' 3mila elaborati cartografici, 12mila pagine testo, accordi riservatezza
Pubblicato da agenzia DIRE
Si fa presto a dire 'carta', in
realta' la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), che
contiene le indicazioni per individuare le aree potenzialmente in grado
di ospitare il deposito di superficie per le scorie
nucleari italiane, sarebbe un 'documento monstre' composto da migliaia di pagine.
nucleari italiane, sarebbe un 'documento monstre' composto da migliaia di pagine.
Infatti, a quanto si apprende, si tratterebbe di 3mila elaborati
cartografici e 12mila pagine di testo. Non solo: vista l'attesa e in
qualche caso la tensione che 'e' attorno all'indicazione delle aree
potenzialmente adatte ad ospitare il deposito, le misure di sicurezza
per garantire la riservatezza sono severe. Ad esempio, sempre a quanto
si apprende, i testi sono protetti da "una blindatura di tipo
industriale", cioe' sono state messe in campo tutte le prassi di
sicurezza che riguardano segreti industriali di valore. Chi dovesse
infrangere le barriere della riservatezza rischierebbe quindi anche
conseguenze sul piano penale. Oltretutto, vista sempre la necessaria
riservatezza sui documenti, tutti coloro che hanno lavorato alla
redazione della carta hanno dovuto firmare un 'non disclosure
agreement', un Accordo di non divulgazione su informazioni confidenziali
che le parti si impegnano a mantenere segrete pena la violazione
dell'accordo stesso e il decorso di specifiche clausole penali. La
pubblicazione della Carta e quella contestuale del Progetto Preliminare
del deposito apriranno una fase di consultazione pubblica e di
condivisione, che culminera' in un seminario nazionale, dove saranno
invitati a partecipare tutti i soggetti coinvolti ed interessati. Il
deposito nazionale "e' un'infrastruttura ambientale di superficie dove
mettere in totale sicurezza i rifiuti radioattivi- ricorda Sogin dal suo
sito- la sua realizzazione consentira' di completare il decommissioning
degli impianti nucleari italiani e di gestire tutti i rifiuti
radioattivi, compresi quelli provenienti dalle attivita' di medicina
nucleare, industriali e di ricerca". Insieme al deposito sara'
realizzato il Parco tecnologico: un centro di ricerca, aperto a
collaborazioni internazionali, dove svolgere attivita' nel campo del
decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo
sostenibile in accordo con il territorio interessato. Il Deposito -
spiega Sogin dal suo sito- e' una struttura con barriere ingegneristiche
e barriere naturali poste in serie, progettata sulla base delle
migliori esperienze internazionali e secondo i piu' recenti standard
Aiea (Agenzia internazionale energia atomica) che consentira' la
sistemazione definitiva di circa 75 mila metri cubi di rifiuti di bassa e
media attivita' e lo stoccaggio temporaneo di circa 15 mila metri cubi
di rifiuti ad alta attivita'.Dei circa 90 mila metri cubi di rifiuti
radioattivi, il 60% derivera' dalle operazioni di smantellamento degli
impianti nucleari, mentre il restante 40% dalle attivita' di medicina
nucleare, industriali e di ricerca, che continueranno a generare rifiuti
anche in futuro. "Il trasferimento dei rifiuti radioattivi in un'unica
struttura garantira' sia la totale sicurezza per i cittadini e
l'ambiente sia il rispetto delle direttive europee- conclude Sogin-
allineando l'Italia ai Paesi che da tempo hanno in esercizio sul loro
territorio depositi analoghi".
(Dire)
(Dire)
Scanziamo le Scorie: no a deposito scorie nucleari in Basilicata
"Il territorio della Basilicata non è
disponibile ad accettare nessuna tipologia di deposito di scorie
nucleari. L’opera, che non si concilia con le caratteristiche ambientali
e lo sviluppo del nostro territorio, determinerebbe la fine
dell’economia agricola e turistica oggi unica vera fonte di ricchezza
per la Basilicata". Lo afferma, in un comunicato stampa, il presidente
dell'associazione Scanziamo le Scorie, Donato Nardiello.
"Inoltre si presenta in maniera oscura, priva di trasparenza, dato che ad oggi il Governo non chiarisce le reali intenzioni che si celano dietro il processo di realizzazione del deposito di scorie nucleari.
Ricordiamo il precedente: con il decreto Scanzano si affidava ad un Generale la realizzazione del deposito considerato come opera di difesa militare. Oggi il legislatore indica una definizione di deposito di scorie radioattive astratta in un contorno legislativo che richiede adempimenti senza i quali è complicato capire il contesto per procedere sui territori: definizione di un Programma nazionale con la partecipazione del pubblico per la gestione e messa in sicurezza delle scorie; la creazione dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, con funzioni istruttorie connesse ai processi autorizzativi, le valutazioni tecniche, il controllo e la vigilanza delle attività nucleari; l’adeguamento della classificazione dei rifiuti radioattivi alle normative internazionali. Oltre a questi adempimenti, si rendono necessari alcuni chiarimenti in particolare sull’applicazione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee anche per i rifiuti ad alta attività, oggi ancora un problema irrisolto, e su come gestiremo il materiale radioattivo militare.
Senza tutto questo, il deposito si mostra ancora una volta, come un affare gestito da pochi e pagato da tutti i cittadini con la bolletta elettrica, che potrebbe mettere a rischio la salute umana e l’economia del territorio. Corriamo il pericolo di realizzare l’ennesima opera pubblica inutile.
Se non verranno date risposte, se non si chiariranno gli aspetti indicati, la pubblicazione delle aree potenzialmente idonee che si terrà nei prossimi giorni non aprirà a nessun percorso di dialogo e trasparenza come propagandato dal Governo. I Comuni della Basilicata che saranno interessati non si autocandideranno ma saranno legittimati a sollevare barricate per evitare il nuovo attacco al territorio che pregiudicherebbe il suo futuro ad uno sviluppo distorto in contraddizione con la sua naturale vocazione economica agricola e turistica.
Invitiamo tutti i cittadini a tenere alta la guardia, a partecipare e ad essere pronti per un’eventuale altra Scanzano contro chi vorrà sporcare la nostra terra e per continuare a costruire sopra il nostro futuro".
bas 02
"Inoltre si presenta in maniera oscura, priva di trasparenza, dato che ad oggi il Governo non chiarisce le reali intenzioni che si celano dietro il processo di realizzazione del deposito di scorie nucleari.
Ricordiamo il precedente: con il decreto Scanzano si affidava ad un Generale la realizzazione del deposito considerato come opera di difesa militare. Oggi il legislatore indica una definizione di deposito di scorie radioattive astratta in un contorno legislativo che richiede adempimenti senza i quali è complicato capire il contesto per procedere sui territori: definizione di un Programma nazionale con la partecipazione del pubblico per la gestione e messa in sicurezza delle scorie; la creazione dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, con funzioni istruttorie connesse ai processi autorizzativi, le valutazioni tecniche, il controllo e la vigilanza delle attività nucleari; l’adeguamento della classificazione dei rifiuti radioattivi alle normative internazionali. Oltre a questi adempimenti, si rendono necessari alcuni chiarimenti in particolare sull’applicazione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee anche per i rifiuti ad alta attività, oggi ancora un problema irrisolto, e su come gestiremo il materiale radioattivo militare.
Senza tutto questo, il deposito si mostra ancora una volta, come un affare gestito da pochi e pagato da tutti i cittadini con la bolletta elettrica, che potrebbe mettere a rischio la salute umana e l’economia del territorio. Corriamo il pericolo di realizzare l’ennesima opera pubblica inutile.
Se non verranno date risposte, se non si chiariranno gli aspetti indicati, la pubblicazione delle aree potenzialmente idonee che si terrà nei prossimi giorni non aprirà a nessun percorso di dialogo e trasparenza come propagandato dal Governo. I Comuni della Basilicata che saranno interessati non si autocandideranno ma saranno legittimati a sollevare barricate per evitare il nuovo attacco al territorio che pregiudicherebbe il suo futuro ad uno sviluppo distorto in contraddizione con la sua naturale vocazione economica agricola e turistica.
Invitiamo tutti i cittadini a tenere alta la guardia, a partecipare e ad essere pronti per un’eventuale altra Scanzano contro chi vorrà sporcare la nostra terra e per continuare a costruire sopra il nostro futuro".
bas 02
L’incubo radioattivo raddoppia i depositi delle scorie saranno 2
di Marisa Ingrosso dalla Gazzetta del Mezzogiorno
BARI - Non è vero che sul suolo italiano nascerà quello che è stato spacciato come il «deposito nazionale unico» delle scorie radioattive. La verità è che non è «unico». Ne sono previsti due. Uno, il deposito «geologico», servirà per le sostanze ad altissima radiotossicità e sarà scavato a grande profondità. L’altro, quello per veleni a bassa radiotossicità, non sarà sotterraneo ma in superficie e avrà accanto un «parco tecnologico». L’informazione è contenuta in un documento scovato dalla Gazzetta su radioactivewastemanagement.org, sito ufficiale della sesta «Summer School» internazionale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (l’Ispra è il braccio operativo dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico).
Si tratta di un documento della Sogin (la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), che spiega nel dettaglio qual è la strategia atomica italiana e come sarà costruito e gestito il mega-cimitero per le scorie meno pericolose. Lo firma il «papà» del deposito nazionale di superficie, Angelo Paratore. Il giovane ingegnere è infatti inquadrato in Sogin come «vicedirettore del deposito nazionale delle scorie radioattive. Sul sito sogin.it è spiegato che le sue responsabilità vanno dal progetto, alla realizzazione e messa in attività del cimitero nucleare di superficie.Il documento (in inglese) spiega che «circa 75.000 metri cubi di scorie a radioattività molto bassa e bassa saranno ospitate nel deposito nazionale». E il territorio che si beccherà questa infrastruttura godrà però anche di un «parco tecnologico dedicato ad attività di ricerca sullo smantellamento degli impianti nucleari e sulla gestione dei rifiuti radioattivi».
Dopodiché il documento chiarisce senza mezzi termini che «la sistemazione finale per i circa 15.000 metri cubi di scorie nucleari a radioattività intermedia ed elevata, per i 1.000 metri cubi di carburante esaurito (cioè l’“uranio impoverito”; ma anche il materiale usato per le sperimentazioni atomiche come le barre di Elk River conservate nell’Itrec, in Basilicata; ndr) e per le scorie riprocessate è una sistemazione “geologica”». «In attesa che il deposito geologico sia disponibile - continua il documento - le scorie nucleari a radioattività intermedia ed elevata saranno temporaneamente stoccate in un deposito provvisorio da realizzare nello stesso luogo del deposito nazionale» di superficie. Altro che «unico»: temporaneamente ci saranno due depositi uno nell’altro e successivamente ce ne saranno due in luoghi diversi. In Italia o no, è tutto da verificare. Sogin, nel suo sito futurosicuro.info, dice che «potrà essere localizzato in un altro Paese europeo sulla base di accordi internazionali».
E intanto che si fa? Si rischia? Secondo l’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse il deposito «geologico» è la soluzione prediletta dalla comunità scientifica internazionale giacché offre margini di garanzia elevati per lo stoccaggio dei super-veleni. In altre parole, la scelta di fare due depositi uno nell’altro in un impianto di superficie non va bene, non è il top della sicurezza per sostanze altamente irraggianti che hanno bisogno di circa 10.000 anni per abbassare il loro livello di radioattività. Per l’Agenzia i siti migliori per il deposito «geologico» sono: giacimenti di salgemma, argilla, granito, ignimbrite, basalto.
Quanto ai veleni a bassa e media radiotossicità, il documento Sogin spiega che dovrà essere sorvegliato a vista per almeno trecento anni, poi «barriere multiple in serie» lo proteggeranno dalle intrusioni. Sarà un manufatto in muratura rinforzata e conterrà i «loculi» perenni in cui verranno stoccati i rifiuti. L’edificio in seguito sarà camuffato da collina: sarà ricoperto da un guscio in calcestruzzo e da strati di terreno. Al suo interno i rifiuti si presenteranno compattati e inseriti in contenitori metallici zeppi di «malta cementizia d’inglobamento». Questi fusti tossici saranno poi stipati in celle di 3 metri per due e questi «loculi» saranno impilati e chiusi in container blindati grandi 27 metri per 15,5. La fase di stoccaggio durerà 40 anni, cui seguiranno altri 300 anni di «controllo istituzionale».
Per evitare che eventuali perdite di radionuclidi passino inosservate, tutta la zona sarà monitorata. Circa il luogo in cui sorgerà il deposito di superficie, il documento tace: soltanto a metà giugno prossimo i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente consentiranno a Sogin di render pubblico il suo elenco di territori papabili. In compenso, il documento spiega quali sono i criteri di esclusione. Tra gli altri, il deposito non potrà sorgere: in aree vulcaniche; in aree ad alta sismicità; dove ci sono rischi geomorfologici e idraulici o dove si trovano depositi alluvionali olocenici (per esempio Campo Imperatore, Massiccio del Gran Sasso); a quote superiori ai 700 metri sul livello del mare; su terreni con pendenza superiore al 10%; entro 5 km dalle coste e al di sotto dei 20 metri sul livello del mare; nei parchi naturalistici; a meno di 1 km da austostrade, strade principali e ferrovie.
BARI - Non è vero che sul suolo italiano nascerà quello che è stato spacciato come il «deposito nazionale unico» delle scorie radioattive. La verità è che non è «unico». Ne sono previsti due. Uno, il deposito «geologico», servirà per le sostanze ad altissima radiotossicità e sarà scavato a grande profondità. L’altro, quello per veleni a bassa radiotossicità, non sarà sotterraneo ma in superficie e avrà accanto un «parco tecnologico». L’informazione è contenuta in un documento scovato dalla Gazzetta su radioactivewastemanagement.org, sito ufficiale della sesta «Summer School» internazionale dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (l’Ispra è il braccio operativo dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico).
Si tratta di un documento della Sogin (la società di Stato incaricata della bonifica ambientale dei siti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi), che spiega nel dettaglio qual è la strategia atomica italiana e come sarà costruito e gestito il mega-cimitero per le scorie meno pericolose. Lo firma il «papà» del deposito nazionale di superficie, Angelo Paratore. Il giovane ingegnere è infatti inquadrato in Sogin come «vicedirettore del deposito nazionale delle scorie radioattive. Sul sito sogin.it è spiegato che le sue responsabilità vanno dal progetto, alla realizzazione e messa in attività del cimitero nucleare di superficie.Il documento (in inglese) spiega che «circa 75.000 metri cubi di scorie a radioattività molto bassa e bassa saranno ospitate nel deposito nazionale». E il territorio che si beccherà questa infrastruttura godrà però anche di un «parco tecnologico dedicato ad attività di ricerca sullo smantellamento degli impianti nucleari e sulla gestione dei rifiuti radioattivi».
Dopodiché il documento chiarisce senza mezzi termini che «la sistemazione finale per i circa 15.000 metri cubi di scorie nucleari a radioattività intermedia ed elevata, per i 1.000 metri cubi di carburante esaurito (cioè l’“uranio impoverito”; ma anche il materiale usato per le sperimentazioni atomiche come le barre di Elk River conservate nell’Itrec, in Basilicata; ndr) e per le scorie riprocessate è una sistemazione “geologica”». «In attesa che il deposito geologico sia disponibile - continua il documento - le scorie nucleari a radioattività intermedia ed elevata saranno temporaneamente stoccate in un deposito provvisorio da realizzare nello stesso luogo del deposito nazionale» di superficie. Altro che «unico»: temporaneamente ci saranno due depositi uno nell’altro e successivamente ce ne saranno due in luoghi diversi. In Italia o no, è tutto da verificare. Sogin, nel suo sito futurosicuro.info, dice che «potrà essere localizzato in un altro Paese europeo sulla base di accordi internazionali».
E intanto che si fa? Si rischia? Secondo l’Agenzia per l’energia nucleare dell’Ocse il deposito «geologico» è la soluzione prediletta dalla comunità scientifica internazionale giacché offre margini di garanzia elevati per lo stoccaggio dei super-veleni. In altre parole, la scelta di fare due depositi uno nell’altro in un impianto di superficie non va bene, non è il top della sicurezza per sostanze altamente irraggianti che hanno bisogno di circa 10.000 anni per abbassare il loro livello di radioattività. Per l’Agenzia i siti migliori per il deposito «geologico» sono: giacimenti di salgemma, argilla, granito, ignimbrite, basalto.
Quanto ai veleni a bassa e media radiotossicità, il documento Sogin spiega che dovrà essere sorvegliato a vista per almeno trecento anni, poi «barriere multiple in serie» lo proteggeranno dalle intrusioni. Sarà un manufatto in muratura rinforzata e conterrà i «loculi» perenni in cui verranno stoccati i rifiuti. L’edificio in seguito sarà camuffato da collina: sarà ricoperto da un guscio in calcestruzzo e da strati di terreno. Al suo interno i rifiuti si presenteranno compattati e inseriti in contenitori metallici zeppi di «malta cementizia d’inglobamento». Questi fusti tossici saranno poi stipati in celle di 3 metri per due e questi «loculi» saranno impilati e chiusi in container blindati grandi 27 metri per 15,5. La fase di stoccaggio durerà 40 anni, cui seguiranno altri 300 anni di «controllo istituzionale».
Per evitare che eventuali perdite di radionuclidi passino inosservate, tutta la zona sarà monitorata. Circa il luogo in cui sorgerà il deposito di superficie, il documento tace: soltanto a metà giugno prossimo i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente consentiranno a Sogin di render pubblico il suo elenco di territori papabili. In compenso, il documento spiega quali sono i criteri di esclusione. Tra gli altri, il deposito non potrà sorgere: in aree vulcaniche; in aree ad alta sismicità; dove ci sono rischi geomorfologici e idraulici o dove si trovano depositi alluvionali olocenici (per esempio Campo Imperatore, Massiccio del Gran Sasso); a quote superiori ai 700 metri sul livello del mare; su terreni con pendenza superiore al 10%; entro 5 km dalle coste e al di sotto dei 20 metri sul livello del mare; nei parchi naturalistici; a meno di 1 km da austostrade, strade principali e ferrovie.
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